Mondiali di calcio 2006
FIFA World Cup Germany 2006
Il logo di Germania 2006
Il logo di Germania 2006
Dettagli del torneo
Organizzatore Bandiera della Germania Germania
Periodo dal 9 giugno
al 9 luglio 2006
Squadre 32  (198 alle qualificazioni)
Stadi 12  (in 12 città ospitanti)
Classifica finale
Vincitore   Bandiera dell'Italia Italia
(quarto titolo)
Finalista   Bandiera della Francia Francia
Terzo posto   Bandiera della Germania Germania
Quarto posto Bandiera del Portogallo Portogallo
Statistiche del torneo
Incontri 64
Gol segnati 147  (2,3 per incontro)
Spettatori 3.353.655  (52.401 per incontro)
Capocannoniere Bandiera della Germania Miroslav Klose (5)
Miglior giocatore Bandiera della Francia Zinédine Zidane
Miglior portiere Bandiera dell'Italia Gianluigi Buffon

I Mondiali di calcio Germania 2006 (ted. Fußball-Weltmeisterschaft 2006) furono la 18ª edizione del Campionato mondiale di calcio, torneo calcistico riservato a squadre di calcio nazionali organizzato dalla FIFA ogni quattro anni. Si disputarono dal 9 giugno al 9 luglio 2006 in Germania, la quale ottenne il diritto di organizzare il Campionato mondiale 2006 nel luglio 2000, battendo la concorrenza di Inghilterra, Brasile, Marocco e Sudafrica (quest'ultimo designato per ospitare i Mondiali del 2010). Il motto dell'evento era Il mondo a casa di amici (Die Welt zu Gast bei Freunden).

La Coppa del mondo fu vinta dall'Italia, che nella finale giocata all'Olimpico di Berlino sconfisse la Francia per 5-3 ai calci di rigore, dopo che i tempi supplementari si erano conclusi sull'1-1. Per gli Azzurri fu il quarto titolo mondiale della storia. Al terzo posto si classificò la Germania, Nazionale ospitante, che nella finale per il 3° posto del Gottlieb-Daimler-Stadion di Stoccarda ebbe la meglio sul Portogallo, battendolo per 3-1.

All'edizione 2006 del Campionato mondiale parteciparono, a partire dalle qualificazioni, le Nazionali di 198 stati del mondo. I turni di qualificazione iniziarono nel dicembre 2003. Alla fase finale del Mondiale erano presenti 32 squadre.

L'inno ufficiale dei Mondiali 2006 era The Time of Our Lives, di Il Divo feat. Toni Braxton,[1] mentre al termine di ogni partita, all'interno dello stadio veniva diffusa la canzone-inno Stand Up, cantata da Patrizio Buanne. Si tratta del rifacimento - con un testo adattato al clima calcistico - della canzone Go West dei Village People (pubblicata nel 1979), resa celeberrima già dai Pet Shop Boys nel 1993.

Indice

modifica Assegnazione

Il 7 luglio 2000 l'incontro per decidere chi avrebbe ospitato i Mondiali 2006 si tenne per la sesta volta consecutiva a Zurigo. Le nazioni candidate erano quattro dopo che il Brasile ritirò la sua candidatura tre giorni prima della votazione.[2] Erano previsti tre turni di voto, e in ogni turno veniva eliminata la squadra che aveva ricevuto meno voti. I primi due turni si svolsero il 6 luglio, e l'ultimo turno il 7 luglio. Il primo a essere eliminato fu Marocco che ottenne solo tre voti su 24; l'Inghilterra venne eliminata al secondo turno con soli due voti.[3] All'ultimo turno la Germania battè per 12 voti a 11 il Sud Africa, ma il successo della Germania fu macchiato da un tentativo di corrompere uno della giuria.[4] Infatti la notte prima della votazione, la rivista satirica tedesca Titanic mandò delle lettere a rappresentanti della FIFA, offrendo loro dei doni nel caso avessero votato per la Germania. Il delegato dell'Oceania Charles Dempsey, che supportava la candidatura del Sud Africa, si astenne per "intollerabili pressioni" alla vigilia della votazione.[5] Se Dempsey avesse votato, sarebbe finita 12–12, e il presidente della FIFA Sepp Blatter, che sosteneva la candidatura del Sud Africa,[6] avrebbe deciso chi sarebbe stata la nazione ospitante.[7]

Candidate:

Risultati
Nazione Voto
1 2 3
bandiera Germania 10 11 12
bandiera Sudafrica 6 11 11
bandiera Inghilterra 5 2 0
bandiera Marocco 2 0 0
bandiera Brasile 0 0 0
Voti totali 23 24 23

modifica Le squadre qualificate

Per approfondire, vedi la voce Qualificazioni ai mondiali di calcio Germania 2006.

modifica Zona africana (5 squadre)

A Germania 2006 erano assenti tre grandi del calcio africano: Nigeria e Camerun avevano mancato la possibilità di qualificarsi nell'ultima partita delle qualificazioni africane, mentre il Sudafrica aveva terminato il proprio cammino nelle qualificazioni con un deludente terzo posto nel proprio raggruppamento. Aveva fallito la qualificazione anche il Senegal, protagonista ai Mondiali 2002, dove aveva raggiunto i quarti di finale. Non era presente neanche l'Egitto campione continentale in carica. Quattro delle cinque squadre africane ammesse al Mondiale erano esordienti nella manifestazione: Angola, Costa d'Avorio, Togo e Ghana. L'altra nazionale qualificata era la Tunisia, unica delle grandi storiche del calcio africano.

Bandiera dell'Angola Angola 8 ottobre 2005
Bandiera della Costa d'Avorio Costa d'Avorio 8 ottobre 2005
Bandiera del Togo Togo 8 ottobre 2005
Bandiera del Ghana Ghana 8 ottobre 2005
Bandiera della Tunisia Tunisia 8 ottobre 2005

modifica Zona asiatica (4 squadre)

Le potenze asiatiche - Corea del Sud, Arabia Saudita e Giappone - avevano confermato la loro presenza ai Mondiali. Era assente dalla fase finale la Cina, mentre era presente l'Iran, che ritornava ad un Mondiale dopo l'esperienza di Francia 1998.

Bandiera del Giappone Giappone 8 giugno 2005
Bandiera dell'Iran Iran 8 giugno 2005
Bandiera della Corea del Sud Corea del Sud 8 giugno 2005
Bandiera dell'Arabia Saudita Arabia Saudita 8 giugno 2005

modifica Zona europea (14 squadre)

Mappa dei piazzamenti ai Mondiali 2006

Oltre alla Germania, qualificata d'ufficio come paese ospitante, c'erano tutte le grandi nazionali europee: Inghilterra, Olanda, Francia, Italia, Spagna e Portogallo. L'assenza più clamorosa era quella della Grecia campione d'Europa in carica. A mancare l'appuntamento tedesco erano state anche la Turchia (estromessa nei play-off dalla Svizzera), la Russia e la Norvegia, che, pur avendo conquistato i play-off a spese dei russi, era stata eliminata dalla Repubblica Ceca. Tra le altre escluse illustri figuravano il Belgio, l'Irlanda e la Danimarca. Tra le qualificate erano due le debuttanti al Campionato del mondo: la Repubblica Ceca (ma se si considera il titolo sportivo ereditato dall'ex-Cecoslovacchia si tratta di un ritorno dopo 16 anni) e l'Ucraina, che aveva conquistato la qualificazione anche grazie ai gol di Å evÄenko.

Bandiera della Germania Germania qualificata d'ufficio
Bandiera dell'Ucraina Ucraina 3 settembre 2005
Bandiera dell'Olanda Olanda 8 ottobre 2005
Bandiera della Polonia Polonia 8 ottobre 2005
Bandiera dell'Inghilterra Inghilterra 8 ottobre 2005
Bandiera della Croazia Croazia 8 ottobre 2005
Bandiera dell'Italia Italia 8 ottobre 2005
Bandiera del Portogallo Portogallo 8 ottobre 2005
Bandiera della Svezia Svezia 12 ottobre 2005
Bandiera della Serbia e Montenegro Serbia e Montenegro 12 ottobre 2005
Bandiera della Francia Francia 12 ottobre 2005
Bandiera della Repubblica Ceca Repubblica Ceca 16 novembre 2005
Bandiera della Svizzera Svizzera 16 novembre 2005
Bandiera della Spagna Spagna 16 novembre 2005

modifica Spareggi europei

Nonostante la sconfitta in Turchia (4-2), la Svizzera, seconda nel proprio girone di qualificazione davanti a Israele e Irlanda e alle spalle della Francia, aveva guadagnato l'accesso a Germania 2006 in virtù della vittoria per 2-0 in casa contro i turchi. Questi ultimi, terzi classificati ai Mondiali 2002, erano stati dunque esclusi, mantenendo così una strana tradizione che vede dai Mondiali del 1990 in poi assente sempre una delle semifinaliste del Mondiale precedente (la Francia nel 1990, l'Inghilterra nel 1994, la Svezia nel 1998, l'Olanda nel 2002 e, appunto, la Turchia nel 2006). I rossocrociati elvetici, invece, tornavano a disputare la fase finale della competizione mondiale a distanza di dodici anni dall'ultima apparizione (Mondiali 1994).

La Spagna, malgrado il secondo posto nel girone della Serbia e Montenegro, aveva conseguito la qualificazione ai play-off. A Bratislava aveva pareggiato per 1-1 con la Slovacchia dopo il roboante 5-1 di Madrid.

La Repubblica Ceca, esclusa illustre dai Mondiali 2002, era stata costretta ai play-off dal secondo posto dietro all'Olanda nel proprio girone di qualificazione. Qui aveva battuto la Norvegia per 1-0 sia all'andata che al ritorno, conquistando così un posto tra le 32 finaliste.

modifica Zona del Nord America e America Centrale (4 squadre)

C'era anche la cosiddetta Trimurti nordamericana della CONCACAF: Messico, Stati Uniti e Costa Rica, qualificatesi con relativa facilità. Debuttava ad un Mondiale anche Trinidad e Tobago, vittorioso nello spareggio AFC-CONCACAF con il Bahrain. Nel 1990 Trinidad e Tobago aveva sfiorato la qualificazione, venendo eliminata dagli Stati Uniti all'ultima giornata del girone finale.

Bandiera degli Stati Uniti Stati Uniti 3 settembre 2005
Bandiera del Messico Messico 7 settembre 2005
Bandiera della Costa Rica Costa Rica 8 ottobre 2005
Bandiera di Trinidad e Tobago Trinidad e Tobago 16 novembre 2005

modifica Zona oceanica (1 squadra)

Bandiera dell'Australia Australia 16 novembre 2005

L'Australia tornava ai Mondiali dopo 32 anni. Anche in quell'occasione, Mondiali 1974, si era giocato in Germania. I socceroos avevano sconfitto l'Uruguay ai rigori nello spareggio OFC-CONMEBOL. L'Oceania ritrovò così una sua rappresentante dopo 24 anni: l'ultima nazionale oceanica presente ad un Mondiale era stata la Nuova Zelanda nel 1982. In verità non si può parlare di rappresentante della zona oceanica, dato che l'Australia è affiliata all'AFC dal 1° gennaio 2006, anche se la FIFA l'ha considerata, fino alla fine del torneo, una nazionale oceanica e non asiatica.

modifica Zona del Sud America (4 squadre)

Oltre alle grandi del calcio sudamericano, Brasile e Argentina, erano presenti alla rassegna tedesca Ecuador e Paraguay. L'altra big continentale, l'Uruguay, era stata sconfitta dall'Australia ai rigori nello spareggio OFC-CONMEBOL.

Bandiera dell'Argentina Argentina 8 giugno 2005
Bandiera del Brasile Brasile 4 settembre 2005
Bandiera dell'Ecuador Ecuador 8 ottobre 2005
Bandiera del Paraguay Paraguay 8 ottobre 2005

modifica Spareggi intercontinentali

Il Bahrain, vincitore dello spareggio AFC con l'Uzbekistan, aveva sfidato Trinidad e Tobago, quarto nel girone finale CONCACAF. A vincere erano stati i centramericani, detti Soca Warriors, capaci di ottenere una storica qualificazione.

Si era poi ripetuta la sfida degli spareggi per i Mondiali 2002 tra Uruguay (quinto nel girone CONMEBOL) e l'Australia (vincitrice del girone OFC). Questa volta, però, a vincere era stata l'Australia.

modifica Sorteggio

Le otto teste di serie del Mondiale 2006 erano state selezionate dalla FIFA sulla base di vari criteri, tra cui la posizione nel Ranking mondiale FIFA, e decise il 5 dicembre 2005. Le teste di serie erano state inserite nell'urna A del sorteggio. L'urna B conteneva le squadre qualificate non teste di serie del Sud America, Africa e Oceania, mentre l'urna C otto delle nove squadre europee rimanenti, tranne la Serbia e Montenegro. L'urna D conteneva le squadre della CONCACAF e quelle asiatiche. Un'urna speciale conteneva la Serbia e Montenegro. Il provvedimento era stato adottato per garantire che in un gruppo non ci fossero tre squadre europee[8]. Nell'urna speciale la Serbia e Montenegro (pallina bianca) era stata sorteggiata per prima, poi era stata la volta delle squadre del suo gruppo (Argentina, Olanda e Costa d'Avorio). Le otto teste di serie erano state sorteggiate come prime squadre dei loro gruppi.

Era già stato deciso che la Germania, in quanto paese ospitante, sarebbe stata assegnata al Gruppo A. La FIFA aveva inoltre annunciato in anticipo che il Brasile (campione in carica) sarebbe stato assegnato al Gruppo F.

Urna A Urna B Urna C Urna D Urna Speciale

Bandiera dell'Argentina Argentina
Bandiera del Brasile Brasile
Bandiera dell'Inghilterra Inghilterra
Bandiera della Francia Francia
Bandiera della Germania Germania
Bandiera dell'Italia Italia
Bandiera del Messico Messico
Bandiera della Spagna Spagna

Bandiera dell'Angola Angola
Bandiera dell'Australia Australia
Bandiera della Costa d'Avorio Costa d'Avorio
Bandiera dell'Ecuador Ecuador
Bandiera del Ghana Ghana
Bandiera del Paraguay Paraguay
Bandiera del Togo Togo
Bandiera della Tunisia Tunisia

Bandiera della Croazia Croazia
Bandiera della Repubblica Ceca Repubblica Ceca
Bandiera dell'Olanda Olanda
Bandiera della Polonia Polonia
Bandiera del Portogallo Portogallo
Bandiera della Svizzera Svizzera
Bandiera della Svezia Svezia
Bandiera dell'Ucraina Ucraina

Bandiera della Costa Rica Costa Rica
Bandiera dell'Iran Iran
Bandiera del Giappone Giappone
Bandiera della Corea del Sud Corea del Sud
Bandiera dell'Arabia Saudita Arabia Saudita
Bandiera di Trinidad e Tobago Trinidad e Tobago
Bandiera degli Stati Uniti Stati Uniti

Bandiera della Serbia e Montenegro Serbia e Montenegro

Il 9 dicembre 2005 a Lipsia si era tenuto il sorteggio. Le 32 nazionali ammesse alla fase finale del Mondiale erano state divise in 8 gruppi da quattro squadre (A, B, C, D, E, F, G e H). Dopo il sorteggio molti commentatori di calcio avevano definito il gruppo C il gruppo della morte del Mondiale anche se in verità Argentina e Olanda (inserite in quel raggruppamento) si sarebbero qualificate agli ottavi con un turno di anticipo, battendo abbastanza facilmente Costa d'Avorio e Serbia e Montenegro. [9][10]

modifica Riassunto del torneo

Svezia-Paraguay
Togo-Svizzera al Westfalenstadion di Dortmund
Tifosi angolani a Colonia
Festa italiana al Circo Massimo il 9 luglio 2006
Tifosi portoghesi a Colonia
Tifosi ucraini ad Amburgo in occasione di Arabia Saudita-Ucraina 0-4
La notte di Norimberga illuminata da un pallone gigante
Una porta di neon illumina le notti di Amburgo
Il cartellone degli sponsores del mondiale
Il rigore di Zinédine Zidane che decise Portogallo-Francia

La fase finale dei Mondiali 2006 ebbe inizio il 9 giugno 2006 a Monaco di Baviera e termine il 9 luglio 2006 a Berlino, per un totale di 64 partite giocate. Nella prima fase, quella a gironi, le 32 squadre erano divise in 8 gruppi da 4 nazionali ciascuno. In ciascun gruppo le gare disputate erano 6, per un totale di 48 partite della prima fase, terminata il 23 giugno 2006. Le prime due classificate di ogni gruppo si qualificarono per la fase a eliminazione diretta, iniziata il 24 giugno con gli ottavi di finale (16 squadre) e proseguita con i quarti di finale (8 squadre), le semifinali (4 squadre), e le due finali: la finale per il terzo posto, giocata l'8 luglio a Stoccarda, e la finalissima del 9 luglio 2006.

La finalissima, giocata all'Olympiastadion di Berlino, si concluse con la vittoria dell'Italia sulla Francia per 5-3 dopo i supplementari ed i tiri di rigore. I tempi regolamentari e i supplementari, infatti, erano finiti con il punteggio di 1-1. Si trattava della prima finale mondiale con due squadre europee dai Mondiali 1982, anch'essi vinti dall'Italia, e la seconda finale mondiale decisa ai tiri di rigore, dopo quella dei Mondiali 1994, che l'Italia aveva perso contro il Brasile per 3-2 dopo che i tempi regolamentari e i tempi supplementari erano finiti con il risultato di 0-0.

La finale per il terzo posto vide la vittoria della Germania, Nazionale ospitante, contro il Portogallo per 3-1. Si distinguerà Bastian Schweinsteiger, autore di una doppietta e di una grande prestazione. I tedeschi, vincitori di tre edizioni dei Mondiali, si erano già classificati al terzo posto ai Mondiali 1934 e ai Mondiali 1970, mentre i portoghesi erano già giunti tra le prime quattro nazionali quarant'anni prima, terzi ai Mondiali 1966. Con l'accesso a questa finale la Germania divenne la nazionale con più piazzamenti tra i primi quattro posti (undici piazzamenti su diciotto edizioni), seguita dal Brasile con dieci piazzamenti tra le prime quattro, dall'Italia con otto, dalla Francia con cinque, dall'Argentina, dalla Svezia e dall'Uruguay con quattro, dall'Olanda con tre e, a seguire, da tutte le altre.

Il torneo vide il ritorno al predominio calcistico mondiale delle nazionali europee. Infatti tutte e quattro le semifinaliste provenivano dal "vecchio continente" (Germania, Italia, Portogallo e Francia). Se si considera che a Germania 2006 tutte le compagini asiatiche furono estromesse dopo la prima fase, la tendenza si scontra con quella dei Mondiali 2002, nei quali una nazionale nordamericana (Stati Uniti), un'africana (Senegal) e un'asiatica (la semifinalista Corea del Sud) erano avanzate nella fase a eliminazione diretta e una nazionale europea non delle più titolate (Turchia) aveva raggiunto il terzo posto, unica a rappresentare il calcio europeo insieme alla Germania, sconfitta in finale dal Brasile.

La fase a gironi premiò in linea di massima le superpotenze calcistiche più quotate, registrando, tuttavia, anche le prime gioie internazionali di squadre quali l'Ucraina, che raggiunse i quarti di finale alla sua prima avventura mondiale, il Ghana, anch'esso alla prima partecipazione, e l'Australia, il cui unico precedente nella massima competizione planetaria risaliva ai Mondiali del 1974 (eliminazione nella prima fase), e infine l'Ecuador, capace di migliorare nettamente il risultato ottenuto ai Mondiali del 2002, centrando la qualificazione agli ottavi dopo sole due partite. Inoltre la manifestazione vide il rinvigorimento di alcune scuole calcistiche molto quotate nel passato e decadute nel corso dei decenni. L'esempio fu quello della Svizzera, che non riusciva a qualificarsi per la fase finale di un campionato del mondo dai Mondiali statunitensi del 1994 e il cui miglior piazzamento nel torneo sono i quarti di finale raggiunti nel 1934, 1938 e 1954 (edizione casalinga).

Il favorito Brasile, campione del mondo in carica, disattese le aspettative venendo eliminato ai quarti di finale dalla Francia, vittoriosa per 1-0 grazie al gol di Thierry Henry su assist di Zinédine Zidane. I transalpini ripeterono l'impresa di otto anni prima, quando avevano battuto i sudamericani per 3-0 nella finale dei Mondiali 1998. L'Italia sconfisse in semifinale la Germania per 2-0 con gol di Fabio Grosso e Alessandro Del Piero nei minuti finali dei tempi supplementari. Anche ai Mondiali 1970 gli azzurri avevano avuto la meglio sui tedeschi ai tempi supplementari, e sempre in semifinale.

Secondo la critica la vittoria fu raggiunta dall'Italia attraverso un gioco corale molto organizzato, un'eccezionale forza fisica e, come nella migliore tradizione italiana, una difesa solidissima[11], che concesse soltanto un gol su rigore e un autogol in sette partite. Un altro fattore decisivo per il trionfo finale fu la capacità di non dipendere da un solo giocatore, come conferma il fatto che i dodici gol dell'Italia nel torneo furono segnati da dieci calciatori diversi.

La Francia raggiunse la finale guidata da Zinédine Zidane, alle sue ultime partite prima dell'annunciato ritiro dall'attività agonistica. Il capitano della Francia fu giudicato dalla FIFA Miglior Giocatore dei Mondiali, sebbene nella finale fosse stato espulso per un fallo di reazione nei confronti del difensore italiano Marco Materazzi (va detto che la decisione venne presa prima della finale e, di conseguenza, prima dell'espulsione).

Alle spalle di Zidane si classificarono due italiani: al secondo posto Fabio Cannavaro e al terzo posto Andrea Pirlo. Per la prima volta nella storia dei Mondiali i primi tre classificati nella graduatoria dei migliori calciatori del torneo non appartenevano a tre squadre diverse.

Nella finale furono messi a segno due gol nei primi venti minuti. Zinédine Zidane trasformò un controverso calcio di rigore assegnato al sesto minuto di gioco; Marco Materazzi, che aveva provocato il rigore di cui sopra, pareggiò per l'Italia al diciannovesimo. Entrambe le squadre ebbero buone occasioni per raddoppiare: l'Italia con una traversa colpita da Luca Toni e un gol di testa dello stesso Toni annullato per fuorigioco (sul calcio di punizione la posizione di Toni era perfettamente regolare mentre era in leggero fuorigioco De Rossi che gli stava vicino; questo probabilmente ingannò il guardialinee), la Francia con un colpo di testa nei supplementari di Zinédine Zidane parato da Gianluigi Buffon, eletto Miglior Portiere del Mondiale. Ai rigori l'unico errore fu quello del francese David Trezeguet, che colpì la traversa al secondo tiro dei francesi. I rigori francesi furono messi a segno da Sylvain Wiltord, Eric Abidal e Willy Sagnol; quelli italiani, nell'ordine, da Andrea Pirlo, Marco Materazzi, Daniele De Rossi, Alessandro Del Piero e Fabio Grosso, autore della rete decisiva.

modifica Esordi

Ogni edizione annovera almeno una squadra esordiente: a Germania 2006 le debuttanti erano sei. Provenivano dall'Europa dell'Est (Ucraina), dall'Africa (quattro: Angola, la Costa d'Avorio, il Togo e il Ghana) e dai Caraibi (Trinidad e Tobago). Tutte le formazioni asiatiche furono eliminate al primo turno.

Non si considera la Serbia e Montenegro squadra esordiente, dal momento che la si ritiene la naturale continuazione della nazionale jugoslava che partecipò alla massima competizione calcistica fin dalla sua prima edizione nel 1930. Lo stesso discorso si applica alla nazionale ceca, non reputata esordiente per via delle precedenti partecipazioni ai Mondiali della nazionale cecoslovacca, finalista in ben due occasioni (1934 e 1962). I cechi si qualificarono a scapito della nazionale norvegese, mentre la Slovacchia fu eliminata ai play-off dalla Spagna, che sconfisse gli slovacchi in modo netto ed era tra le favorite per la vittoria finale.

La Serbia e Montenegro partecipò per l'ultima volta ai Mondiali di calcio, dato che il 3 giugno 2006 il Montenegro divenne uno stato indipendente, gettando le basi per la nascita della nazionale di calcio montenegrina. L'indipendenza del Montenegro fu sancita pochi giorni prima dell'apertura dei Mondiali. Ciò creò una situazione singolare, poiché la Nazionale di Serbia e Montenegro rappresentava, di fatto, un'entità statale non più esistente. Nelle successive competizioni avrebbero poi partecipato due nazionali distinte: quella serba e quella montenegrina.

modifica Record e statistiche

  • Il torneo fu caratterizzato dall'elevato numero di cartellini estratti dagli arbitri per punire azioni fallose. I cartellini gialli furono in tutto 345, mentre i rossi 28 (nuovi record per i Mondiali). La partita con più ammonizioni ed espulsioni fu l'ottavo di finale Portogallo-Olanda, nella quale furono otto gli ammoniti e quattro gli espulsi [13] (nuovo record per i Mondiali).
  • Nessun giocatore ha segnato triplette in questo mondiale, circostanza invece abbastanza consueta nelle passate edizioni.
  • L'Italia confermò la "tradizione" di finalista dei Mondiali ogni dodici anni (ogni tre edizioni) a partire dal 1970. In questo periodo gli azzurri persero sempre contro il Brasile (nel 1970 e nel 1994) e sempre a pari merito di coppe vinte (2 nel 1970, 3 nel 1994) e vinsero, invece, sempre contro squadre europee (Francia e Germania Ovest), alternando sconfitte e successi: nel 1970 perse contro il Brasile), nel 1982 vinse contro la Germania Ovest, nel 1994 perse contro il Brasile e nel 2006 trionfò contro la Francia.
  • L'ultima volta in cui l'Italia aveva vinto un Mondiale era anche l'ultima edizione dei Mondiali con sole semifinaliste europee (nel 1982 le semifinali erano Francia-Germania Ovest e Polonia-Italia). Nell'edizione del 2006 le semifinaliste furono le stesse, eccezion fatta per la Polonia, sostituita dal Portogallo. Anche nel'edizione del 1934 (vinta anch'essa dall'Italia) le semifinaliste eran europee (le gare furono Italia-Austria e Cecoslovacchia-Germania), mentre l'unica edizione non vinta dall'Italia in cui le semifinaliste eran tutte europee era quella del 1966 in Inghilterra (le gare furono Inghilterra-Portogallo e Germania Ovest-URSS)
  • Sia nel 1982 che nel 2006 l'Italia affrontò in semifinale la nazionale del pontefice. Nel 1982 l'Italia affrontò la Polonia in semifinale e il papa era il polacco Karol WojtyÅ‚a; nel 2006 gli azzurri sfidarono in semifinale la Germania e il papa era il tedesco Joseph Ratzinger. In entrambi i casi vinse con il punteggio di 2-0 (nel 2006 dopo i tempi supplementari).
  • Il portiere dell'Italia, Gianluigi Buffon, è rimasto imbattuto per 460 minuti, superando in questa particolare classifica il portiere brasiliano Leao che nei Mondiali 1978 si fermò a 458 minuti. Meglio di Buffon ha fatto un altro italiano, Walter Zenga, che mantenne la propria porta inviolata per 517 minuti (nel 1990). Seguono l'inglese Gordon Banks (442 primi nel 1966) e il tedesco Oliver Kahn (429 primi nel 2002).
  • Il record negativo dell'animosità in campo spetta, come già accennato, all'incontro Portogallo-Olanda: ben otto ammonizioni e quattro espulsioni. [13] Il giocatore più falloso fu il francese Thierry Henry (venti falli) [14].
  • Per la prima volta nella storia dei Mondiali di Calcio un giocatore fu espulso alla terza ammonizione. Accadde al croato Å imunić per mano dell'arbitro inglese Graham Poll durante Croazia-Australia, valida per la terza giornata del Girone F.
  • Con l'espulsione nella finale mondiale Zinédine Zidane eguagliò il record di cartellini gialli (Cafu, 6) e rossi (Rigobert Song, 2) collezionati da un solo giocatore nei campionati del mondo.
  • La Svizzera fu eliminata senza aver incassato un solo goal e senza perdere alcun incontro, se si escludono i tiri di rigore al termine dell'ultimo incontro, quello contro l'Ucraina agli ottavi di finale. Si tratta della prima volta di un fatto simile. [15]

modifica Successo

Questa edizione dei Mondiali è ricordata come la più seguita nella storia della televisione: è stata trasmessa in 214 stati, ed il numero totale di spettatori è stato di 26,29 miliardi[17].

Secondo alcune stime la FIFA guadagnò dall'organizzazione del Mondiale circa 1,4 miliardi di dollari, molti dei quali provenienti dalla cessione dei diritti televisivi ed una parte importante anche dalla sponsorizzazione del sito web ufficiale (che, coprodotto con Yahoo, registrò un numero di visitatori di assoluta primarietà). Il giro d'affari globale complessivo legato allo svolgimento del Mondiale fu stimato dal britannico Centre for Economics and Business Research in circa 25 miliardi di dollari di incremento di consumi, principalmente in Europa. L'Istituto di Ricerche Economiche di Monaco stimò nello 0,25% il possibile effetto positivo sull'economia tedesca. In uno studio intitolato "Soccereconomics 2006", finanziato dalla banca olandese ABN-AMRO, si teorizzò che i risultati avrebbero influito sul consumo. La conclusione dello studio prevedeva che il maggior influsso sull'economia sarebbe potuto derivare da un'eventuale finale Germania-Italia in cui la Germania avesse perduto. Secondo una previsione di Goldman Sachs, invece, effettuata secondo calcoli prevalentemente statistici, ci si sarebbe attesa la vittoria del Brasile.

Secondo alcune stime circa un miliardo e duecentomila persone nel mondo (pari al 17% della popolazione del pianeta) avrebbero assistito via televisione alla finale. In molti paesi emergenti vi furono rilevanti picchi di incremento nelle vendite di televisori (primo apparecchio), fra questi India, Nepal, Corea e Bangladesh. Nei paesi sviluppati fu questa la prima edizione dei Mondiali diffusa in alta definizione. Negli USA l'incremento di spettatori rispetto alla passata edizione sarebbe del 112%, mentre a Boston per la prima volta 10.000 persone si radunarono per assistere alla partita su un maxi-schermo nella piazza del comune.

Per la prima volta la RAI non trasmise tutte le partite del Mondiale, ma solo una al giorno, in un inusuale cinemascope. I diritti di tutti i match furono acquistati da SKY Italia. Per la prima volta in Italia una televisione satellitare si appropriò di tutti i diritti di trasmissione delle partite. Anche in altre nazioni la pay-tv ha trasmesso i Mondiali (in Spagna la Digital+ del gruppo Prisa, in Germania la Premiere). Le 2 nuove reti spagnole nate dalla nuova legge sulla televisione, Cuatro e La Sexta, trasmisero le partite del Mondiale, con la seconda che comprò i diritti per alcune partite e per question di copertura sub-cedette alla prima le partite di interesse generale. Grazie alla finale Cuatro ha vinto il suo primo giorno negli ascolti.

La società di analisi web Nielsen NetRatings ha stimato che circa 3.400.000 utenti unici abbiano visitato il sito sportivo della BBC durante la manifestazione, con una media di circa 23 minuti di permanenza media per utente. Il sito inglese sarebbe stato in assoluto il più visto, 3 volte di più di quello della FIFA.

modifica Convocazioni

Per approfondire, vedi la voce Convocazioni Mondiali di calcio Germania 2006.

modifica Stadi

La Germania nel 2006 aveva una pleteora di stadi che soddisfavano la capacità minima di 40.000 posti per ospitare le partite dei Mondiali. Tra questi vennero scelti 12 stadi. Tra questi non vi era l'Olympiastadion di Monaco (69.250) nonpostante i regolamenti FIFA permettessero di scegliere due stadi della stessa città; anche l'LTU Arena di Düsseldorf (51.500), il Weserstadion di Brema (43.000) e il Borussia-Park di Mönchengladbach (46.249) non vennero scelti.

I 12 stadi che ospitarono le partite dei mondiali furono:

Olympiastadion

Città: Berlino
Capienza: 76.176
Club: Hertha Berlino
Anno d'apertura: 1936

Westfalenstadion

Città: Dortmund
Capienza: 66.981
Club: Borussia Dortmund
Anno d'apertura: 1974

Commerzbank-Arena

Città: Francoforte sul Meno
Capienza: 48.132
Club: Eintracht Francoforte
Anno d'apertura: 1925